giovedì 24 luglio 2014

Simone Bottalico: «Scrivo poesie per combattere e riprendermi la vita»


di Nicola Paparella

BARI
– Come un grave incidente si possa trasformare in una possibilità. E’ quanto è avvenuto a Simone Bottalico (nella foto), che due anni fa, dopo aver rischiato la vita sulla strada, di strada ne ha scoperta un’altra, quella della poesia. E ha pubblicato il suo primo libro: “Etereo”. Lo abbiamo intervistato.

E così ti sei scoperto poeta…

Beh sì, due anni fa sono stato vittima di un grave incidente stradale che ha portato alla lesione del nervo peroneo e alla paralisi dell’arto sinistro inferiore. Dopo cinque mesi passati in ospedale, ho capito il senso della vita, ho capito che la vita mi era stata “ridonata” e quindi ho avvertito l’esigenza di riprendermela, di avere una rivincita su me stesso. Scrivere è stato un modo per combattere.

Hai pubblicato “Etereo”: perché questo titolo?

Perché la vita è eterea, impalpabile, intangibile. Esula da una dimensione fisica, non la possiamo afferrare. E’ lei che ti prende, lei che ti sceglie. Il libro è dedicato a mio fratello, che ho perduto. Infatti si apre con una poesia - preghiera per lui, che è morto 14 anni fa.


Quali sono i temi che affronti nei tuoi versi?

Nel mio libro a più riprese accuso la falsità del mondo che ci circonda. Quando vivi un’esperienza vicino alla morte come la mia e sei costretto a rimanere paralizzato su un letto d’ospedale, capisci tante cose. Questa storia mi ha portato a capire chi sono le persone che mi vogliono veramente bene, quelle su cui posso contare. Ho riscoperto il valore della mia famiglia e di alcuni amici che mi sono stati accanto. E poi parlo dell’amore, in tutte le sue forme e manifestazioni: verso i propri cari, verso una donna, ma anche della disillusione che nasce dal contrasto tra desiderio e realtà.

Quale forma poetica utilizzi?


Passo dall’ermetismo al flusso di coscienza, a seconda del momento. E credo che non potrei scrivere diversamente: la poesia non può seguire troppe regole, non si può spiegare. Ognuno filtra la realtà a modo suo e ci sono momenti in cui posso “vomitare” fuori fiumi di parole, altre in cui sento di esprimere un concetto anche con poche lettere.

Ci sono delle rime alle quali ti senti particolarmente legato?

Quelle di “Rinascita”. L’ho scritta su un letto d’ospedale. Quando sei costretto a stare immobile su un letto per tanti giorni hai molto tempo per pensare, razionalizzare e tirare fuori i tuoi veri sentimenti.
 
“Rinascita”…un inno alla vita?


Decisamente. Non c’è niente di più bello del sentirsi vivi. Anche solo il poter poggiare il piede sul pavimento al proprio risveglio, fosse anche sul carbone. A volte ci si sofferma troppe volte per riflettere e la vita ti passa davanti. Bisogna piantare la propria bandiera, perché prima o poi il vento passerà e quando la vedremo sventolare ci sentiremo soddisfatti, ci sentiremo vivi.

Lasciaci con dei versi, magari dedicati a Barinedita.

Certo, vi dedico una poesia: La voce della verità.

Ascoltano silenziosi le grida della gente. Cercano invano di dar voce alla disperazione. Follia ed oltraggio all’animo regnano sovrani. Nel mondo delle disillusioni.
Spazio all’arte. Spazio alla poesia. Spazio al debole. Spazio al forte.
Poche voci quelle parlano. Poche voci quelle narrano. Poche voci il coraggio hanno di denuncia. Poche le voci della forza di rivincita.
Spazio all’arte. Spazio alla poesia. Spazio al debole. Spazio al forte.
Scrivo pochi versi per voi che leggete. Scrivo poche righe per chi non capisce. Piovono notizie dal cuor di coloro che arte d’articolo hanno Illuminano le strade della conoscenza con raggi di realtà.
Spazio all’arte. Spazio alla poesia. Spazio al debole. Spazio al forte


29 aprile 2014

FONTE: barinedita.it
http://www.barinedita.it/giovani-artisti-crescono/n1312-simone-bottalico--%C2%ABscrivo-poesie-per-combattere-e-riprendermi-la-vita%C2%BB


Gran bella storia.... ed è proprio vero che spesso un incidente, un invalidità, una malattia, ti possono far riscoprire il valore e la preziosità della vita. Ed è quello che è accaduto a Simone, che nella sofferenza di una degenza ospedaliera, ha saputo tirare fuori la parte più vera e profonda del suo "io" ed esternarla in versi "scoprendosi" poeta.
Curiosa coincidenza, la poesia che ha dedicato a Barinedita si chiama proprio come questo blog..... una cosa che prendo come un buon auspicio.

Marco 
 

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